«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 20 maggio 2017

Peccato per l'Italia, perché fin'ora....

Un po’ per la scarsità di corridori di alto livello, un po’ per la più bassa partecipazione al Giro mai registrata come numero di atleti, l’Itali-Giro registra fin’ora una corsa rosa ben al di sotto delle attese. È un peccato perché la corsa in se sta facendo vedere delle gran belle cose. Quasi tutti i protagonisti attesi stanno rispondendo “presente” quando chiamati all’appello. Quando gli scalatori dovevano uscir fuori e darci dentro è capitato, quando i corridori amici del cronometro potevano trovare il loro terreno hanno lasciato segno. Si aspettava Quintana sul Blockhaus e il leader Movistar ha preso la rosa, ci si attendeva Dumoulin a Montefalco e l’olandese non è mancato, si attendeva l’italiano Formolo per cercare di combattere per la maglia bianca e fin’ora è lì, ci si aspettava la consacrazione del colombiano Gaviria che ha confermato le attese con vittorie convincenti, ci si attendeva Nibali in difesa nella prima metà del Giro per approfittare delle sue doti di “fondo” nella terza settimana e fino ad ora pare confermare questa tendenza. Chi non sorride è il Team Sky, ritrovatosi con mezza squadra caduta per un urto con una moto della Polizia, che ha coinvolto i due uomini per le classifica che hanno perso minuti, finendo il loro Giro prima ancora d’iniziarlo. Il 100° Giro era iniziato malissimo in linea generale “grazie” ai due corridori della Bardiani positivi che hanno probabilmente messo nell’occhio del ciclone la loro stessa squadra. Due positività all’unisono tendono sempre ad essere fonte di guai. Chi vincerà è impossibile capirlo. Nibali è favorito perché conosce le strade meglio di tutti gli altri contendenti alla generale, ma il suo vantaggio per ora si ferma qui. Nell’ultima settimana di gara i velocisti potrebbero decidere di salutare tutti, visto che non vi sono più frazioni adatte a loro. Chiudendo, se il tempo non si darà una sistemata, aspettiamoci giornate da mantelline, the caldo, gambali e guanti, mettendo un punto di domanda alla giornata del doppio Stelvio.

giovedì 11 maggio 2017

Presentato il Giro femminile 2017; lo sapevate?

Presentato qualche tempo addietro il Giro-Donne numero 28. Si correrà da giovedì 29 giugno a domenica 9 luglio. Si parte dal Nord-Est per arrivare al Sud. Due cronometro, una in apertura a squadre.
Le cronache web, che restano le poche fonti per far sapere al mondo che su questo pianeta esiste anche il ciclismo femminile, riportano di una presentazione fatta in quel di Meda davanti a diverse centinaia di persone. Roba di alto livello insomma. Peccato che tra le valutazioni riguardanti il percorso si trovino opinioni più da parte di ex professionisti uomini, e poche da parte di chi, le cicliste, queste strade le affronteranno. Uno spazio che vive ben poco – com’era comunque anche per il vecchio sito web del Giro-Donne – è sempre l’attuale (e chiamarla “attuale” è una bella libertà) pagina web ufficiale “Giro-Rosa” che riporta ancora un articolo vecchio di dieci mesi, dove si legge della vincitrice 2016, Megan Guarnier, e che alla presentazione di questa edizione non dedica l’approfondimento che uno si aspetterebbe: altimetrie, più foto (se vi era così tanta gente perché non riportarlo concretamente con qualche scatto in più?) e soprattutto opinioni delle atlete e dei tecnici delle formazioni che dovranno correrla questa benedetta corsa! Cosa me ne frega di quello che pensano Berzin o Chiappucci!
I chilometri totali saranno 1.009 e la partenza sarà da Aquileia giovedì 29 giugno per raggiungere Torre del Greco domenica 9 luglio. Stavolta niente prologo (spesso brevissimo, povero tecnicamente e fatto per pura vetrina), ma una inedita crono-squadre di 12 chilometri da Aquileia per raggiungere Grado. La seconda giornata vedrà il disputarsi della Zoppola – Montereale Valcellina di 122 chilometri, per chiudere la “due giorni” friulana. Nei due giorni successivi sarà invece il Veneto protagonista con la terza frazione di 100 chilometri secchi, da San Fior a San Vendemmiano. Ci si sposta in provincia di Rovigo il giorno successivo, e vi saranno i 118 chilometri con Occhiobello partenza e arrivo. Qui si arriva alla prima giornata “spartiacque” con una cronometro individuale abbastanza impegnativa, non lunga visti i 13 chilometri totali, ma caratterizzata da due salite brevi ma cattive. Saranno le Marche ad ospitarla, ed in particolare Porto Sant’Elpidio sede di partenza e arrivo.
Il giorno dopo le velociste ritroveranno il loro pane, grazie alla 6^ frazione che vedrà Roseto degli Abruzzi sede di partenza e arrivo insieme a 116 chilometri di fatiche. Tra Isernia e Baronissi (7^ tappa) vi saranno 142 chilometri e così sarà per la frazione seguente, l’ottava, da Baronissi a Palinuro. Tra salite non distanti dal traguardo e soprattutto 280 chilometri in due giorni, si dovrebbe capire chi NON potrà più aspirare alla vittoria del Giro. Chi avrà poco “fondo” rischia…..l’affondo! La 9^ frazione da Palinuro a Polla registrerà 122 chilometri, e preparerà l’ultimo atto della corsa 2017 con Torre del Greco sede di partenza e arrivo, e avrà nelle terre che guardano il Vesuvio il teatro dei conclusivi 124 chilometri.
Dal punto di vista televisivo sarà Stefano Rizzato a raccontare per Rai Due il Giro-Donne, ma si vedrà quali saranno gli orari di messa in onda. Se vi sarà la “staffetta” dello scorso anno vi saranno in agguato sintesi striminzite trasmesse alla viva il parroco, per via di spazi ristretti dovuti alla concomitanza con il Tour de France? Ma siccome il Tour inizierà di sabato, vedremo se i primi due giorni verranno trasmessi con uno spazio su misura o arrangiato alla meno peggio. Lo scorso anno la RAI fece un servizio pessimo per gli spazi concessi nel tardo pomeriggio, che ogni giorno cambiavano nella loro durata, influenzati dall’orario di arrivo del Tour, con alcune tappe che nell’arco di una manciata di minuti passavano dal foglio firma ai saluti di chiusura dei telecronisti. Per non parlare della degna conclusione, quando a gara finita non venne mandata in onda nemmeno un’intervista alla vincitrice del Giro. Un trattamento abbastanza indecente, visto che si va blaterando da anni che il Giro-Donne è per importanza del calendario UCI World Tour l’equivalente del Tour dei maschietti.

lunedì 1 maggio 2017

Maggio; l'editoriale

l rosa è colore delicato, elegante, che sa farsi notare senza essere appariscente. Cento è un numero che a volte sa farsi grande. Come una passione. Bentornato Giro.
“Nel 2009 il Giro d’Italia viveva l’edizione del Centenario. Sulle strade fu un successo mai visto. Tre settimane di strade piene, non solo sulle montagne. Otto anni dopo il Giro numero 100 spera di vivere le stesse fortissime emozioni che arrivarono alla fine del decennio scorso. Si arriva a questo 100° Giro con le fresche tristi emozioni per la morte di Michele Scarponi, e questo ricorda quel Giro del Centenario che partì dalla magnifica Venezia, a un mese dal terremoto che colpì il centro Italia. La terra è ancora tremante in quelle zone cuore d’Italia. E dal cuore d’Italia l’accostamento è facile con il cuore degli appassionati. Quando un edizione tocca un traguardo così grande – cento Giri – i nomi dei possibili protagonisti, e ve ne saranno diversi molto importanti, vengono superati dall’evento stesso. Ci sono i favoriti certo, ma quando vedi quel “100” non puoi non pensare a quello che sono stati i Giri che hanno preceduto questa centesima edizione. Cento è una parola che sembra abbracciarti. Lo fa velocemente, come un vortice che ti stordisce mentre ti stringe, ma per accarezzarti. Cento è un numero che abbinato al rosa fa sognare, fa ricordare quel che fu e quel che fummo anche noi stessi, fa stringere il cuore, magari sospirare, fa raccontare come nessun altro evento sportivo la nostra Storia, perché nessuno sport è mai stato così dipendente dalla vicinanza della gente.”

domenica 23 aprile 2017

I tanti Michele Scarponi di quasi ogni giorno

Si parlerà molto, così come si scriverà tanto ancora, della morte di Scarponi. Michele ha visto il suo tramonto finendo sulle pagine di cronaca. Quasi ogni giorno vi è un Michele Scarponi che se ne va. Sono cifre sempre preoccupanti quelle riguardanti le persone che muoiono sulla strada mentre pedalano. I dati che arrivano dall’Aci e dall’Istat scrivono di un morto ogni 35 ore negli anni dal 2012 al 2015. Dal 2001 sono morte più di 4.500 persone. Senza distinzioni di sesso ed età. La freddezza dei numeri ci trasforma da persone in cifre. Pedoni e ciclisti sono soprannominati gli utenti “deboli” della strada e nella mia città è iniziata, neanche a farlo apposta proprio il giorno della morte del ciclista italiano, una campagna di sensibilizzazione riguardo a questo tema. Le campagne però servono a poco se non vi è una consapevolezza comune su questo argomento. Molti pensano alle città intasate e quindi pericolose (più persone, più veicoli, quindi più possibilità di incidenti), ma molti incidenti gravissimi capitano fuori dai centri urbani. Quando hai davanti strade meno intasate, hai meno persone che ti attraversano la via, e anche quando hai meno ciclisti da superare o incrociare mentre fai la tua strada. La morte di Scarponi lascia sgomenti anche perché non vi è quel moto spesso di grande rabbia provocato da un utente della strada ubriaco, magari drogato, o di ritorno da una notte in bianco che lo ha stremato di bagordi. No. Vi è una gelida semplicità. Una persona stava andando a lavorare, un’altra aveva già iniziato il suo lavoro: pedalare per prepararsi al meglio nella sua attività sportivo-professionistica. Scarponi è morto in una maniera tristemente nota. Quasi quotidiana. Tanto da intristire si, ma che purtroppo ci intristisce senza stupirci.

giovedì 13 aprile 2017

Tutti medici, ma pensa....

È la sempreterna storia del mondo dello sport, dove l’atleta viene prima della persona. Tanto se va male i cocci sono di entrambi, tranne di chi ci chiacchiera sopra.
Fabio Aru ha iniziato una specie di cronometro riabilitativa in vista del Giro d’Italia. Il ginocchio infortunato in allenamento verrà ora monitorato giornalmente, mentre il corridore farà palestra per non perdere tono muscolare. Se va bene sarà un eroe, se va male la fretta dannata che gli si vuole appioppare addosso rischia di diventare una toppa peggio del buco, ma tanto il ginocchio è di Aru e non quello di chi scrive di provarci, di non mollare, e di provarci ancora e di non mollare ancora. Che il ragazzo cerchi di esserci alla partenza è certo, che ci riesca invece non è detto. Che lo si voglia presente per dare lustro al Giro è comprensibile, ma se devi avere in gruppo un corridore che debba fare vetrina per qualche giorno per una specie di Regio Decreto Ciclistico, allora si tira troppo la corda. Aru deve correre il Giro se può farlo, non correrlo ad ogni costo. Quando vi è di mezzo la cartilagine di un ginocchio non vi sono garanzie di guarigione totale al primo colpo. E se Aru sarà alla partenza del 100° Giro non potrà pedalare in gruppo per capire “come va” ma dovrà spingere. Se poi insorgeranno fastidi e questi non verranno affrontati in tempo se li terrà tutti lui, e allora si che i tempi di un secondo recupero si allungherebbero. E poi sotto con le declamazioni di dispiacere di chi senza averne titolo spinge un atleta su questioni di salute.

sabato 1 aprile 2017

Aprile; l'editoriale

Le pietre del pavè, le cotes che accendono le Ardenne, i “muri” che decidono una stagione, a volte una carriera. Sia quel che si vuole, ma qui urge risvegliarci.
“Era dagli anni ’60 che l’Italia non correva una Milano-Sanremo così fiacca. Il nostro miglior piazzato è stato Elia Viviani, che ha messo via un non entusiasmante 9° posto finale. Ma il ciclismo di casa nostra arrivava da un’altrettanto deludente Tirreno-Adriatico, dove anche lì siamo mancati. L’italiano che più ha fatto parlare di se è stato Moscon – forse l’unico su cui pare si possa coltivare qualche attesa per il Nord – ma solo per il brutto volo fatto nella cronosquadre di apertura. Adesso arrivano le corse pesanti, dove la questione pare riservata a Sagan, Degenkolb, Vanmarcke, Kristoff, Boasson Hagen, Van Avermaet, il Boonen che a Roubaix chiuderà il suo libro ciclistico ed alcuni altri che non hanno molto di italiano nei loro nomi. Lo scorso anno al Fiandre parteciparono sedici italiani. Finirono la corsa in due: il giovane Zurlo e Pozzato. Un bilancio misero.”

Ops!,....dimenticanza.

Visto che non sono mancati servizi tivù e salamecchi molto ruffiani (specie RAI) per celebrare il compleanno numero 50 di codesto amato atleta, pare giusto ricordarlo anche qui. Penso però meglio ricordarlo in maniera semplice con la copertina che più ha dato spazio al "suo" ciclismo. Ch'è poi lo stesso delle persone che lo rincorrono ansimanti per raggiungerlo con lo scopo di fare la foto ricordo per renderlo orgoglioso dell'esempio che ha dato, soprattutto ai giovani.